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Ecco i prodi BFN sul mitico Carro Veloce italiano. Totenkopf al posto di guida, Led alla mitragliatrice, Jarno e Piller sui fianchi destro e sinistro e Franco sul vano motore.

I primi esemplari di questo carro risalgono addirittura al 1928, quando l’Esercito Italiano acquistò 25 carri leggeri Carden-Lloyd VI inglesi e cominciò a sviluppare progetti su questa base. A quel tempo in Europa era diffusa l’idea di avere come alternativa ai carri grossi, costosi e di impegnativa progettazione, dei piccoli carri, veloci ed economici. L’Esercito Italiano fu di questa idea e non produsse praticamente nient’altro al di fuori di questi “tankettes”, come venivano chiamati dagli inglesi, fino all’inizio della guerra. Sembrarono davvero dimostrare l’efficacia di questa teoria nella conquista dell’Etiopia, sprovvista di armi anticarro (1935), ma nei combattimenti in Spagna nel 1937 le disastrose perdite fornirono una radicale controprova. Incapaci di resistere ad un qualunque fuoco anticarro, talvolta perforati da mitragliatrici, il loro valore sul campo di battaglia era pressoché nullo.

Quando l’Italia entrò in guerra nel 1940, il “Carro Veloce” era il veicolo più numeroso nei reparti corazzati italiani. Fu impiegato in Africa e nei Balcani in prima linea fino al 1941, subendo pesanti perdite, andò quindi a colmare le seconde linee fino alla resa dell’Italia nel 1943. In realtà questo carro, considerato simbolo dell'arretratezza bellica italiana dell'epoca, fu impiegato in maniera sbagliata. Ottimo come mezzo ricognitore, fu invece sempre utilizzato come carro medio che, paragonato ai suoi rivali inglesi Valentine e Matilda, non ebbe mai possibilità alcuna.

 

 

 

       

 

Cronologicamente, la prima versione prodotta fu appunto la sopraccitata modificazione del carro Carden-Lloyd VI. Non era altro che lo stesso carro, con cingoli più larghi e mitragliatrici diverse, al quale fu assegnato il nome di CV 29. Diretto sviluppo del CV 29 fu il CV 33, con corazza migliore e postazioni di combattimento coperte, dal quale a sua volta derivò il CV 33 II con armamento migliore. Di questo ne furono prodotte anche una versione lanciafiamme e una per radiocomunicazioni, stessa cosa anche per la variante successiva, il CV 35, che differiva solo per nuovi strumenti ottici. Nel 1938 e nel 1940 tutte le denominazioni vennero cambiate: il CV 33 divenne L33 poi L3/33, il CV 35 divenne L35, poi L3/35. L’ultima versione fu l’L3/38, un riarmo delle precedenti con nuove mitragliatrici. Questo buffo carretto non diede mai una prova soddisfacente di capacità in battaglia, ma è sufficientemente curioso da riunire a distanza di più di 50 anni un gruppo di appassionati per restaurarne un esemplare.

Il “Carro Veloce” presente al raduno rientra probabilmente nell’ultima generazione di questo particolare veicolo, l’L3/38. È stato riverniciato con la tipica colorazione italiana a piccole macchie marroni e nere su sfondo verde ed il motore originario, evidentemente irrecuperabile, è stato sostituito con un replica. Presenta ancora sul muso lo stemma del Regio Esercito.

 

 

 

       

 

Qui rappresentati 2 mezzi di trasporto tedeschi. La motocicletta sidecar Zundapp e a destra il veicolo forse più famoso dell'esercito tedesco, la Kubelwagen (usata dagli ufficiali per gli spostamenti). Possiamo notare come la Zundapp sia ben armata con una mitragliatrice MG-34. Questo veicolo, veloce e versatile, venne usato come mezzo ricognitore per la tattica della Blitzkrieg per tutta la prima parte della guerra e venne impiegato praticamente in tutti gli scenari dove combatterono i nazisti.

 

 

 

           

 

Due divise dell'epoca. A sinistra troviamo un Fallschirmjager, i paracadutisti tedeschi, che imbraccia il mitra MP-40. Questa particolare divisione aviotrasportata o, in caso di necessità, di fanteria, era facilmente riconoscibile dall'elmetto tagliato alla base della nuca. Quella a destra, invece, è un'uniforme da soldato italiano (probabilmente utilizzata in Francia e in Grecia). A sua volta imbraccia un fucile mitragliatore MAB-38.

 

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