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Altri due soldati in uniforme. A sinistra un prete americano (lo si nota dalla croce dipinta sull'elmo e da quelle appuntate al colletto); in guerra i preti al seguito delle unità da combattimento alleate erano inquadrati nelle unità di soccorso (si noti appunto la fascia al braccio con la croce rossa). A destra un fante della Wehrmacht armato con un panzerfaust (razzo anticarro) dei primi modelli; particolarmente temuto questo genere di arma dai carristi della Seconda Guerra Mondiale, che usavano montare spesso sui propri carri armati delle "barriere" aggiuntive sulla corazza per aumentarne la consistenza ed evitare che proiettili anticarro penetrassero nello scafo. Oltre alle conosciute placche d'acciaio, in situazioni estreme venivano usati sacchi di sabbia, tronchi, reti metalliche e addirittura pezzi di cingoli in esubero applicati sui lati del veicolo.

 

 

 

       

 

Tra le armi leggere presenti al raduno, notiamo a sinistra il mitra MP-40 e il KAR-98 tedeschi; con la sigla MP-40 fu denominata la versione sviluppata dal mitra MP-38, semplificata per ridurre i tempi e i costi di produzione. Inizialmente ne furono equipaggiati solo fanterie motorizzate e d'élite (paracadutisti), poi venne adottata da tutti i reparti di fanteria della Wehrmacht. Uno sconveniente piuttosto spiacevole fu che, causa la mancanza di protezioni per l'impugnatura, il calore sprigionato dal fuoco continuo costituiva sempre un rischio per le mani dei soldati.

Anche il fucile KAR-98 si ispira ad un progetto che risale addirittura al 1898, appunto, il fucile Mauser 98, in dotazione a molti eserciti durante la Prima Guerra Mondiale e durante tutto il dopoguerra. Molto simile in tutti i sistemi, il KAR-98 rispetto al precedente modello era più corto di 15 cm mentre il calibro rimase lo stesso, 7,92 mm, preso poi come standard ben oltre la fine della guerra.

Nella foto di destra, invece, possiamo riconoscere il MAB-38, il moschetto italiano in dotazione al Regio Esercito a partire dal 1941, dopo la modifica a modello 1 MAB-38/A. A dispetto delle richieste iniziali di un'arma semiautomatica, era invece completamente automatica, progettata dall'ingegnere Tullio Marangoni.

 

 

 

       

 

Il Panzerschreck ("Terrore dei Carri") era la versione più grande e più potente del Panzerfaust in uso precedentemene nelle truppe tedesche. Del peso di quasi 10 kg oltre al peso del missile, si è dimostrato molto efficente contro i carri alleati; lo troviamo qui appeso alle fiancate del Sdkfz.

A destra un particolare delle steilhandgranate ancorate sulla ruota di scorta della Zundapp: la classica bomba tedesca delle due Guerre Mondiali, ha nel bastone la miccia che si attiva girando il "tappo" sul fondo, e la sua forma permette lanci più lunghi sfruttando l'effetto leva.

 

 

 

       

 

A destra possiamo osservare il mitico mitra Thompson: nonostante la sua scarsa precisione sul tiro alla distanza, questo modello venne usato da tutti gli eserciti alleati perchè ottimo nello scontro corpo a corpo, grazie alla sua elevatissima celerità di tiro. La sua particolare caratteristica esteriore erano le evidenti parti in legno, costruite interamente con esso senza anima in acciaio o ferro; infatti nei numerosi ritrovamenti sottoterra d'oggigiorno, del Thompson non rimane che il solo residuo della canna, mentre le parti in legno non sono più visibili (a meno di condizioni particolari del terreno che l'hanno potuto conservare).

A sinistra, invece, vediamo la famosissima jeep americana Willys prodotta in numerosissimi esemplari (circa 16.000) dopo l'entrata in guerra degli Stati Uniti. Il progetto, a cura della Willys-Overland, esordì nel 1940 e l'anno dopo iniziò la produzione che interessò anche l'industria Ford (la cui versione prodotta prese la siglia GPW). Infatti il termine "jeep" deriva proprio dalla lettura americana delle iniziali GP che abbreviano la dicitura di "General Purpose".

 

[BFN] PILLER - [BFN] JARNO

1 Ottobre 2004

 

 

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